lunedì 28 aprile 2008

Risposte alle 3 domande più frequenti che mi si rivolgono rispetto alla lombosciatalgia da ernia discale

Sul mio sito Web (http://it.medicina-osteopatica.com/) invito le persone a sollecitare dei consigli “online” rispetto ai loro problemi di salute, utilizzando un modulo appositamente fornito.

Frequentemente ricevo dal mio sito delle richieste di consulenze di questo tipo:

“Buongiorno, soffro di mal di schiena e sciatalgia da qualche mese, la risonanza magnetica mette in evidenzia un ernia del disco. Mi hanno dato degli anti-infiammatori ma purtroppo il dolore persiste.”

In genera le domande che mi si chiedono rientrano tra i seguenti:

1) Quali altri esami dovrei fare?
2) Che tipo di terapia mi consiglia?
3) Posso guarire?

Ecco allora le mie risposte, per tutti quelli che mi scriverano con queste domande in casi simili:

1) Delle investigazioni ulteriori servono:
a. Se una diagnosi più precisa potesse cambiare l’orientamento terapeutico. Nella maggior parte dei casi di lombosciatalgia questo non è il caso.
b. Se fosse contemplato un’intervento chirurgico.
c. Se esistessero motivi per sospettare una patologia più grave di quella che è già stato identificata. Di solito questi sarebbero apparenti dall’anamnesi, o se no, il sospetto potrebbe sorgere se ci fosse un peggioramento progressivo dei sintomi nonostante tutti gli sforzi terapeutici.
d. Se insorgessero degli aggravamenti seri come delle perdità importanti della forza dei muscoli delle gambe, o la perdità del controllo degli sfinteri della vescica o del retto. Questi sono casi rari e costituiscono delle emergenze mediche che richiedono un intervento chirurgica d’urgenza.

2) Sono osteopata e faccio l’osteopatia, non mi occupo di medicina convenzionale, quindi posso parlare solo di osteopatia. D’altra parte, credo fermamente che per la maggior parte delle persone affette da lombosciatalgia, l’osteopatia è la modalità che può dare più benefici nel lungo andare.

3) Dipende dal significato che attribuiamo alla parola “guarire”. Trattandosi nel caso dell’ernia del disco di una situazione cronica con degli cambiamenti organici, la risposta è che il disco leso non guarirà mai perfettamente. Questo non vuol dire che la persona affetta deve sempre avere dei sintomi. Purtroppo siamo stati condizionati a pensare che la patologia è determinante. Non è cosi. Nella maggior parte dei casi la persona può convivere con la sua ernia discale senza sintomi importanti. Questo dipende dalla funzionalità della colonna vertebrale nella sua totalità. Mentre l’ernia costituisce un fattore di disturbo che aumenta la vulnerabilità della colonna vertebrale e delle strutture annesse, se la schiena è altrimenti equilibrata, tonica e normalmente flessibile, il disturbo effettivamente sperimentato dalla presenza dell’ernia sarà minima. Quindi è realista pensare di poter ridurre il disturbo in termini di frequenza, intensità e duratura dei sintomi. In questo, l’osteopatia è di grande aiuto.

sabato 22 marzo 2008

Il Vecchio Dottore

Il Dottor Andrew Still (1828-1917) era un uomo straordinario con molteplici abilità ed interessi. Da giovane, crescendo nel Virginia (Stati Uniti) negli anni 1830 e '40, era un abile cacciatore, e le prede fornivano non solo la cena alla famiglia, ma anche il materiale per soddisfare la sua crescente curiosità per il corpo e la sua anatomia. La vita rurale di quell’epoca era fatta per persone di stampa indipendente ed autosufficiente, e Still imparò presto tutto sull'agricoltura e sulla costruzione. Passati gli anni, Still ottene la qualificazione in medicina, e si arruolò come chirurgo per le forze abolizioniste durante la guerra civile Americana.

Verso la fine della su vita Still scrisse varie opere. Come scrittore, se non sofisticato, era sicuramente ispirato, con un senso dell’ umorismo nello stesso tempo ironico e compassionevole. Le sue osservazioni sull'osteopatia e sull’istruzione osteopatica impiegano liberamente delle metafore venatorie, agricole, militari e dell’ingenieria. Era filosofo, umorista, eccentrico, sicuramente un'uomo originale.

Il Dottor Still era un uomo con una missione. Il fatto che i farmaci chimici non protessero i suoi giovani figli dalla meningite, lo indusse a ricercare tenacemente, senza alcun aiuto e adirittura ostacolato dai colleghi, una metodica medica nuova e migliore. Come tanto odiò i farmaci chimici, così tanto credette fermamente nella saggezza della natura, che invoca ripetutamente nei suoi scritti. Visse degli anni di pratica ambulante, sperimentando e sviluppando il suo metodo e le sue idee, prima che nel 1892, “Lanciò alla brezza lo stendardo dell’ Osteopatia” nel 1874, fondando la prima scuola di questa disciplina in Kirksville, Missouri.

La grande idea del Dottor Still era semplice, intuitiva e profonda. Fin da ragazzo aveva scoperto, provando su se stesso, che delle azioni meccaniche avrebbero potuto curare i sintomi fisici. In un’occasione notò che appoggiare la parte posteriore del collo sul sedile di un’altalena, gli riduceva il mal di testa. Si meravigliava dell’intricata struttura muscoloscheletrica dei piccoli animali che osservava, notando come ogni piccola parte fosse disegnata perfettamente per il suo ruolo. Anni dopo dichiarò: “La struttura governa la funzione”. La sua esperienza di medico lo convinse ad asserire che il corpo possiede la capacità dell'autoguarigione, ma che i disordini meccanici potevano compromettere tale capacità. Era convinto che il trattamento manuale avrebbe potuto riportare l’anatomia al suo stato funzionale.

Il Dr. Still era assolutista. Non disse che il disturbo meccanico fosse solo una causa possibile di patologia, ma che era la causa sottostante tutta la patologia. Credeva che una dettagliata conoscenza dell’antomia e “il coltello della ragione” fossere gli attrezzi fondamentali, necessari e sufficienti per curare qualunque malato: "Lo studente di osteopatia deve imparare che la sua prima lezione è l'anatomia, la sua ultima lezione è l'anatomia, e tutte le sue lezioni sono l’anatomia".

Nel mondo di Still l’esistenza del Creatore e della Sua sagezza infinita erano fondamentali. Spesso fa riferimento al "Maestro Meccanico". Frequentamente invoca la saggezza della natura, e si è obbligati a chiedere se Dio e la natura non fossero intimamente connessi nell mente di Still. Ripetutamente Still propone che la malattia non esisterebbe in un corpo perfetto – perfetto dal punto di vista meccanico, si intende – la natura non sarebbe stata cosí sciocca.

Il mondo in quell'epoca - l’epoca della rivoluzione industriale nel vecchio continente - era dominato dal pensiero meccanicistico, e Still era affascinato dagli avanzamenti tecnologici, che erano maggiormente di natura meccanica. I modelli conoscitivi dell'epoca erano lineari: per ogni fenomeno si cercava di tracciare una linea netta tra una singola causa ed un singolo effetto, come una biella che collega il pistone all’albero motore.

L'ingegneria è guidata dalla fisica, in cui varietà Newtoniana il funzionamento dell'universo era determinato e descritto da leggi naturali. Il requisito di cercare e trovare delle leggi naturali si è allargate ad altri campi della scienza, tale era il loro successo nella fisica, e tale era il successo della fisica. Questa tendenza dell’epoca spiega la necessita sentita ed espressa ripetutamente da Still, di considerare la macchina umana in termini di "leggi naturali immutabili", e la malatia in termini di una non osservanza di queste leggi.

Still voleva costruire un sistema medico basato sulla ragione, in contrasto con la medicina dell’ epoca. La “scienza” per Still significava l’ uso rigoroso del pensiero razionale, basandosi sui fatti “evidenti da se”, ovvero l’anatomia.

L'eziologia di tutte le malattie, secondo Still, viene espressa in uno dei suoi aforismi più conosciuti: "La regola dell'arteria è suprema". La salute dipende dalla libera circolazione ed interscambio dei fluidi: il sangue arterioso e venoso, la linfa, i fluidi intracellulare ed interstiziale, il fluido cefalorachideana, ed il citoplasma nervoso. I fluidi nutrono, forniscono ossigeno, trasportano le cellule del sistema immunologico, drennano i tessuti, e portano via degli scarti metabolici e biologici. Se la circolazione dei fluidi viene ostacolata, per esempio da un muscolo troppo teso o da un osso fissato in una posizione anormale, la parte del corpo rifornito o drennato da quella circolazione si ammalerà. Still chiamava i fluidi fisiologici “fiumi della vita”.

Dr. Still dava molto importanza anche alla fascia, il matrice di tessuto connetivo che mantiene la nostra forma. Era 100 anni prima del suo tempo quando chiamò la fascia il “terreno di caccia” dove cercare il principio della malattia come pure il mezzo della sua cura. Infatti, oggi la scienza moderna riconosce i ruoli che gioca la fascia nel sistema immunitario e per la circolazione dei fluidi.

Esistono poche notizie sulle tecniche adoperate dal Dottor Still; lui stesso non le descrisse nelle sue opere. Dai racconti disponibili, le sue tecniche erano molto semplici. Molti trattamenti venivano effettuati col paziente seduto o all’impiedi, e lui inventò le sue tecniche li sul posto, secondo la necessità e secondo le circostanze. Sappiamo che utilizzò delle tecniche articolatorie, sfruttava il posizionamento ed il principio delle leve, ed adoperò quello che oggi viene chiamato “tecnica indiretta”, tecniche estremamente sottili e completamente atraumatiche. Impiegò molto tempo lavorando i tessuti molli, anche diverse sessioni, prima di tentare qualsiasi correzione osteo-articolare. Disprezzò il massaggio non-specifico, che paragono alla pulizia superficiale di un motore, piuttosto della correzione del guasto meccanico al suo interno. Crede nel applicare il minimo trattamento necessario per corregere la lesione: “Trovatela, aggiustatela, e poi lasciatela stare”.

Dottor Still insistò sulla base razionale della la sua nuova medicina, riconobbe l'importanza del componente somatico delle malattie, non accettò nessuna dogma né aderò a nessuna ortodossia, abbondò di pensieri originali, non riconobbe nessun limite, era un entusiasta.
Riconobbe che il suo sistema nuovo era nella sua infanzia e che si sarebbe sviluppato enormemente negli anni dopo la sua morte, e cosi è successo sia scientificamente che dal punto di vista tecnico. Tuttavia, malgrado la semplicità dell'idea originali e dei metodi originali, questi hanno fornito il contributo principale all’operato di moltissimi osteopati nelle generazioni successive, con un successo eccezionale.

Dei molti aforismi del Vecchio Dottore, il mio preferito è quello che credo esprime meglio il senso, e l'essenza del successo della terapia manuale osteopatica. Il detto è suo il più semplice: "Movimento è la vita".

lunedì 18 febbraio 2008

Il mondo misterioso della materia e del movimento

Il primo osteopata, Andrew Still, disse: “La struttura governa la funzione”.

Preferisco dire: "Nell'essere sano la struttura e la funzione hanno un rapporto armonioso".

La “struttura” del corpo è l’anatomia, la “funzione” è la fisiologa. L'una incalza l'altra. L'evoluzione ha dato alla forma umana i mezzi per svolgere i ruoli neccessari per mantenere la vita. Questo è vero dal microcosmo degli organelli intracellulari al macrocosmo della forma di una mano.

Se un componente dell'insieme non permette il tutto di svolgere la sua funzione (lo scafoide della mano, per esempio, che, bloccato, altera la funzione del polso e della mano), esiste la disarmonia.
L’osteopata, con il suo operato, aiuta a ripristinare l’armonia tra la struttura è la funzione. Questo è il secondo principio dell'osteopatia.

La struttura è la materia, la funzione è movimento; nell'essere il loro rapporto è vitale.

"L'osteopatia è un metodo di valutazione e trattamento dell'essere malato, basato sul rapporto intimo esistente tra il movimento e la vitalità, inerenti i tessuti viventi". (R. Hale)

mercoledì 6 febbraio 2008

La Causa del Problema

“Qual’è la causa del mio problema?”. È una delle domande più frequenti che mi si rivolgono. La causa...

Per il pensiero convenzionale, la risposta è facile, incapsulata da un nome-etichetta che finge di dire tutto. Si chiama diagnosi. È un impostore che ci limita la comprensione invece di aumentarla.

La “diagnosi” in osteopatia non è come la diagnosi ortodossa. È più complessa, non riducibile in una parola. Piuttosto, è una descrizione di un insieme di disequilibri del schelettro e dei tessuti, influenti sulla condizione della persona.

Ma qual’è la causa? La domanda non ha risposta, perchè errata. Siamo stati educati di pensare in termini lineari, deve esserci una singola causa che porta ad un singolo effetto. È un modo di pensare completamente inadeguato per spiegare il mondo. Si dice che le malattie infettive sono “causate” dai micro-organismi. Ma...! C’è una storia apocrifa che vede Pasteur sul punto della morte. Sussurò: “Il terreno... il terreno è tutto!” La malattia infettiva risulta dall’invasione di un terreno compromesso. Qual’è la causa allora, microbio o terreno?

Nella vita vera, al di la di quella teorica e speculativa, le relazioni sono molto più complessi. I stati di compromissione della salute non sono riducibili a delle etichette, solitamente non sono risultati di una sola causa, bensì di una fitta rete di interazioni che comprendono degli aspetti dell’ambiente interna – la vitalità, le predisposizioni ereditarie, lo psiche, la postura – e dell’ambiente esterna (le sollecitazioni geofisiche, chimiche, biologiche, meccaniche, e sociali).

Ecco qual’è la causa!

Humanity

There are people with ideas, they must create.
There are people skillful with their hands, they must work with wood and stone.
There are the profound of spirit, they must immerse themselves in the greater spirit.
There are those who seek to know, they must eternally search.
There are some who are born to love, they must love.
And otherwise, wherefore humanity?